lunedì 31 agosto 2009

Microprocessori più piccoli? IBM punta sul “Dna origami” per le prossime generazioni

Pubblicato da Gloria Soresi


dna origami

“Questa è la strada per realizzare i dispositivi del futuro”, sostengono i ricercatori della multinazionale Usa

(Ign) – Computer e palmari più piccoli, leggeri e potenti? Con il Dna è possibile. Almeno tra 10 anni. Tanto è infatti il tempo che si stima sarà necessario Ibm per utilizzare la struttura a catena ad elica del Dna per disegnare ‘chip’ elettronici fino a a 2 terzi più piccoli e densi rispetto a quelli attualmente in commercio.

La notizia è stata diffusa da ‘Big blue’, che sta sviluppando il progetto in team con un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology (CalTech).

“Questa è la strada per realizzare i dispositivi del futuro”, afferma Bill Hinsberg manager dell’area Litografia del centro di ricerca di Almaden, in California, del gigante statunitense dell’informatica. Secondo Hinsberg, infatti, la nuova tecnica “offre un metodo potenziale per costruire componenti elettronici in nanoscala (Ndr: ovvero con dimensioni di riferimento pari a milionesimi di millimetro). L’industria – prosegue il manager – è sempre andata nella direzione di realizzare cose sempre più piccole, perché questo apre un universo di possibilità”.

Oggi i circuiti e i componenti dei microprocessori vengono “stampati” sui chip di silicio attraverso procedimenti litografici che consentono di raggiungere i 22 nanometri (milionesimi di millimetro) per le loro dimensioni. Con la tecnologia “Dna origami”, attualmente allo studio, sarà possibile raggiungere i 6 nanometri. Questa nuova tecnologia consiste nell’assemblare chip partendo dalle molecole in modo molto più economico rispetto a quelli attuali.

Questo consentirebbe di superare i limiti fisici delle attuali tecnologie di produzione,ostacolo principale ad un’ulteriore miniaturizzazione dei componenti, e rispettare la ‘nota’ legge di Moore sul raddoppio biennale della densità dei transistor sui microprocessori, evoluzione permette di costruire computer e dispositivi elettronici sempre più piccoli e potenti.

“Serviranno un paio di anni, ma una volta che avremo verificato come fare – dice Greg Walraff, capo del team di ricerca – sarà molto facile” arrivare alle prime applicazioni sperimentali. Ma bisognerà aspettare almeno 10 anni prima che i primi dispositivi a Dna raggiungano il mercato.

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